
Gli zuccheri, nemici della dolce attesa.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce infertilità quando non si riesce a raggiungere una gravidanza dopo 12 mesi o più di rapporti sessuali regolari non protetti. All’inizio dell’anno la stessa OMS ha pubblicato le stime di infertilità per tutte le regioni del mondo stimando che una persona su sei ha sofferto di infertilità nel corso della propria vita: il 17,8% di chi vive nei paesi ricchi e il 16,5% di chi vive nei paesi a basso reddito. Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti degli effetti dello stile di vita sulla fertilità femminile è aumentata notevolmente. Peso corporeo, composizione corporea, attività fisica e l’assunzione di nutrienti sono tutti fattori che potrebbero influenzare la fertilità femminile quanto quella maschile.
Ll’Insulino-resistenza (IR) e iperinsulinemia sono le principali anomalie metaboliche con impatto significativo sulla fertilità femminile in quanto coinvolte nei processi di disfunzione ovarica e di frequente riscontro tra le donne affette da Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).
Dopo un pasto ricco di zuccheri, si osserva un aumento della glicemia, che viene riportata a valori di normalità grazie al rilascio di insulina da parte delle cellule beta del pancreas, la quale veicola gli zuccheri all’interno delle cellule. Quando però vi è una situazione di insulino-resistenza, l’organismo diminuisce la propria sensibilità nei confronti di questo ormone e il glucosio non riesce a passare dal sangue alle cellule, determinando una glicemia elevata dopo il pasto.
La forte relazione tra diminuzione della sensibilità all’insulina e infertilità osservata nei pazienti con insulino-resistenza e nelle donne con PCOS suggerisce che la quantità, ma soprattutto la qualità, dei carboidrati nella dieta potrebbe influenzare le funzioni riproduttive. I principali effetti dell’elevato apporto di carboidrati potrebbero essere mediati principalmente dall’insulina e dalla sua via di segnalazione, influenzando in tal modo l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. In ultima analisi sembra che l’iperglicemia sia correlata ad infiammazione e stress ossidativo, meccanismi questi che possono interferire nei tentativi di procreazione medicalmente assistita (PMA).
Una spiegazione alternativa, invece, è quella secondo cui la compromissione del processo ovulatorio non sia dovuta all’aumentata assunzione di carboidrati in sé, ma potrebbe piuttosto essere collegata al fatto che l’aumento dell’assunzione di carboidrati avviene a scapito dei grassi monoinsaturi (MUFA), e polinsaturi (PUFA) omega-3 ed omega-6, che esercitano un effetto benefico sulla funzione ovulatoria. Sembra che gli acidi grassi omega-6, essendo precursori delle prostaglandine, potrebbe svolgere un ruolo importante nell’avvio del ciclo mestruale, la crescita e lo sviluppo di follicoli pre-antrali e l’ovulazione, come anche nel mantenimento della gravidanza ottimizzando la ricettività endometriale. Infatti, il consumo di oli vegetali ricchi di acido linoleico, un acido grasso omega-6, ottenuto solo dalla dieta e contenuto nell’olio di semi, nel sesamo, nelle noci, nelle mandorle etc., può migliorare il processo riproduttivo. Inoltre, il potenziale antinfiammatorio dei PUFA, può indirettamente migliorare la reattività dell’insulina periferica, riducendo il rischio di alterazioni glico-metaboliche nei pazienti con insulino-resistenza.
Parlando di carboidrati bisogna fare delle precisazioni, soprattutto in termini di indice glicemico. L’indice glicemico esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia 2 ore dopo il pasto. Questo è massimo negli alimenti come il pane bianco, i quali sono a rapido assorbimento e determinano un immediato rilascio di insulina. Una dieta ricca di zuccheri semplici e carboidrati a rapido assorbimento, come quelli presenti nei dolci, nei prodotti confezionati o nelle bevande zuccherate, determina iperglicemia ed iperinsulinemia postprandiale che sono state associate ad un aumento degli indici infiammatori e ad alterazioni ormonali a livello ovarico. Anche tra gli zuccheri complessi, come cereali, pane, pasta etc., il gruppo delle farine integrali sono da preferire a quelle più raffinate, in quanto caratterizzate da un indice glicemico più basso, un più lento assorbimento e quindi una più bassa glicemia postprandiale.
È chiaro quindi che non bisogna demonizzare i carboidrati nel loro complesso, ma imparare a scegliere quelli più salutari. Nella comunità scientifica è ormai solida l’ipotesi secondo cui una dieta bilanciata, come quella mediterranea, ricca di alimenti funzionali e nutraceutici naturalmente presenti, aiuti a combattere il rischio di insulino-resistenza e aumentando le probabilità di successo nelle coppie sottoposte a PMA.
Nonostante il consenso unanime secondo cui, uno stile di vita sano ed una dieta equilibrata accompagnata dalla ricerca di alimenti che apportino un concreto benessere, non vi sono indicazioni generali precise o linee guida riguardo il regime alimentare da seguire durante la ricerca di una gravidanza.
L’equilibrio tra i macronutrienti è il segreto per una giusta alimentazione, in fondo Ippocrate, nel IV secolo a.C., diceva: “Se potessimo dare a ogni individuo la giusta quantità di nutrimento ed esercizio fisico, non troppo poco e non troppo, avremmo trovato il modo più sicuro per la salute”.


