
Omega 3, essenziali in gravidanza.
Sono molti ormai gli integratori dedicati alle future mamme che al loro interno contengono anche DHA. Ma cos’è il DHA? Forse conoscerete di più la famiglia degli Omega-3 di cui appunto il DHA fa parte. Sono grassi “buoni e vengono considerati “essenziali” perché l’organismo non è in grado di produrli autonomamente. Da omega-3 vengono sintetizzati tramite reazioni enzimatiche l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), mentre da Omega-6 l’acido arachidonico. Ultimamente, visto il loro ruolo benefico, sono diventati “famosi”, tanto che la loro integrazione viene spesso usata in maniera impropria da medici e nutrizionisti. Non è il caso della gravidanza, momento in cui gli Omega-3 e soprattutto il DHA, diventano di fondamentale importanza.
La fonte primaria di DHA proviene dai pesci come il salmone, il tonno, le sardine, le aringhe, il pesce spada, lo sgombro, ma anche nelle verdure a foglia verde, semi di lino e noci. Essi modulano le vie infiammatorie ed esercita effetti antinfiammatori e anticoagulante, inoltre, hanno diversi potenziali benefici, tra cui effetti anti-ipertensivi, modulazione del microbiota intestinale, regolazione della sazietà e aumento della sensibilità all’insulina. Nel feto in crescita, sono fondamentali per lo sviluppo strutturale e funzionale di molti organi, in particolare del cervello e degli occhi.
L’alimentazione, correttamente integrata con DHA, contribuisce al benessere dalla donna in gravidanza e puerperio, e al corretto sviluppo del feto e del neonato. Nelle gestanti, in particolare, la Società Italiana di Nutrizione Umana raccomanda un rapporto Omega-6/Omega-3 di 4:1, ma nella popolazione italiana ad oggi il rapporto è ancora 10:1 in favore degli Omega-6 per via delle abitudini culinarie che vedono una sempre maggiore assunzione di carne e grassi vegetali a discapito del consumo di pesce azzurro. Purtroppo, solo il 2% delle gestanti ha una dieta che soddisfa il corretto fabbisogno di DHA. L’accumulo di DHA nel cervello fetale si verifica continuamente durante la gestazione, ma è più attivo durante l’ultimo trimestre. L’integrazione di DHA (200 mg di DHA / die) durante il terzo trimestre di gravidanza ha impedito la diminuzione dello stato materno di DHA. studi clinici riguardanti l’integrazione di omega-3 hanno valutato l’importanza di tali acidi grassi nel:
• ottimizzare il decorso della gravidanza;
• ridurre i rischi di nascite pretermine;
• contrastare l’insorgenza di preeclampsia;
• ridurre i disturbi dell’umore della madre nel post partum;
• sostenere il corretto sviluppo retinico e neuronale del feto e migliorare quindi le sue capacità cognitive.
Livelli plasmatici eccessivamente bassi di DHA sono stati riscontrati in donne che assumono diete esclusivamente vegetariane o che non hanno un adeguato apporto di pesce, o in popolazioni particolari, come quella delle mamme che mantengono l’abitudine al fumo.
L’AOGOI, l’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani, raccomanda l’integrazione con DHA a partire dal quarto mese di gravidanza e di proseguire anche durante l’allattamento. Le indicazioni future dovrebbero includere l’educazione dei medici e delle donne sull’importanza di consumare più DHA durante la gravidanza, che potrebbe essere raggiunto da una combinazione di consumo di pesce e integratori che contengono DHA.


